Luca Savettiere

PIEMONTE, MESSINA di LUCA SAVETTIERE

Il rischio che si corre quando si deve raccontare fotograficamente una struttura come quella dell’ospedale Piemonte di Messina, è di tirar fuori un lavoro sensazionalistico, cosa poco sensata dato che pochi giorni dopo gli scatti sarebbe cominciata un’opera di recupero che ancora oggi continua. In effetti le condizioni in cui trovai l’ospedale meritavano commenti duri su chi, fino a quel momento, aveva gestito quella struttura ed era la causa dello stato di profondo degrado e abbandono in cui versava lo storico nosocomio donato dai piemontesi alla città di Messina, in ginocchio dopo il terremoto del 1908. Il mio approccio a quei luoghi non è stato giornalistico, ma quasi da archeologo, da studioso: quello che mi interessava era raccontare la stratificazione di epoche, la sospensione del tempo, l’istante dell’abbandono. Sì, l’istante dell’abbandono è un concetto che mi ha sempre affascinato: in che momento preciso un oggetto, un luogo diventa “abbandonato”? Quell’istante è una specie di lacerazione dello spazio-tempo in cui la cosa abbandonata interagisce con ciò che la circonda e la natura interagisce con ciò che è abbandonato.

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