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Tableau vivant: corpo, spazio e processo a Église

Il tableau vivant è una delle pratiche centrali di Église, è un dispositivo che mette in relazione corpo, spazio e processo, trasformando la condivisione di un progetto fotografico in un momento vivo e situato.
Per Église il tableau vivant è centrale perché privilegia il processo di creazione e realizzazione di un progetto fotografico, rende visibili scelte, passaggi, dubbi, trasformazioni, attiva una relazione orizzontale con il pubblico e permette una comprensione profonda del lavoro.
Il tableau vivant è pensato come momento di condivisione consapevole, in cui la presenza dell’autorə e quella del pubblico fanno parte del dispositivo stesso.

Lo spazio di Église è considerato medium espositivo attivo, lo spazio viene abitato e gestito come parte integrante del racconto, la presentazione viene costruita insieme all’autorə, in base alle esigenze del progetto.
Al centro dello spazio principale della chiesa viene disposto un tavolo, intorno, in piedi, si raccolgono l’autorə e il pubblico. Questa scelta elimina la distanza frontale che spesso separa chi parla da chi ascolta e costruisce una condizione di prossimità, attraversamento e scambio.

Il tableau vivant nasce dal desiderio di rendere visibile ciò che normalmente resta fuori campo:
le fasi di ricerca, i dubbi, i materiali preparatori, le trasformazioni, le domande ancora aperte, quindi non solo il progetto finito, ma il percorso che l’ha generato.
Gli oggetti condivisi sul tavolo – libri, stampe, appunti, archivi, maquette – sono pensati per essere osservati e sfogliati durante l’incontro. Gli oggetti condivisi sul tavolo devono essere pensati come fruibili durante il tableau vivant, possono essere osservati, sfogliati, attraversati dal pubblico, diventando parte attiva del racconto e dello scambio. Il progetto può essere mostrato nel suo processo di nascita, nelle sue trasformazioni, nelle sue aperture e domande ancora attive.

La durata media è di circa un’ora e mezza. L’incontro si apre con un’introduzione di Église e può essere moderato, se necessario, da una persona indicata dall’autorə o dallo spazio stesso. Il pubblico interviene liberamente, senza attendere una fine formale: il dialogo è parte costitutiva del dispositivo.

Il tableau vivant è uno spazio di ascolto e responsabilità condivisa, non ha l’obiettivo di spiegare tutto, ma di aprire un tempo comune in cui il progetto possa essere attraversato insieme.

Ogni tableau vivant si inserisce nella programmazione di Église e, nel 2026, dialoga con la stagione CorpiFuturiTerritori, co-costruita con la Scuola di Restanza e Futuro, una programmazione che mette al centro tre assi tematici chiari:
– Corpi: identità, genere, vulnerabilità, desiderio, lavoro culturale. Il corpo come luogo politico e non neutrale.
– Territori: Sud, margini, quartieri, spazi indipendenti. Il territorio come spazio concreto di conflitto, cura e trasformazione.
– Futuri: immaginazione radicale, alternative possibili, pratiche collettive che costruiscono orizzonti oltre la precarietà e l’estrazione.

Per Église questa collaborazione significa integrare la ricerca artistica con un processo formativo e situato. La stagione non è solo espositiva, ma attraversa pratiche educative e momenti pubblici.
Il tableau vivant si inserisce in questa linea come dispositivo coerente: lavora sulla presenza dei corpi nello spazio, sulla costruzione dell’immagine come atto politico e sulla relazione tra soggetti e contesto. È una pratica che rende visibili posizionamenti, tensioni e immaginari, evitando forme decorative o spettacolarizzanti.

Alcuni tableau vivant già realizzati mostrano come corpo, spazio e processo si intreccino in forme ogni volta diverse:

tableau vivant di Luis Cobelo, organizzato durante l’inaugurazione della mostra personale Te amo

tableau vivant di Miriam Iervolino

tableau vivant di Davide Degano

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