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Inclusione per il convegno di Toponomastica Femminile

Dal 28 novembre al 1 dicembre 2019 a Palermo si è svoltol’VIII Convegno nazionale di Toponomastica femminile.
Église tutta è stata invitata a partecipare con un progetto ideato da Iole Carollo, con contributi fotografici e audiovideo, dal titolo Inclusione, realizzato dall’ideatrice con Alberto Gandolfo, Simona Scaduto e Peppe Tornetta, prodotto da ÉgliseLab.
Le donne coinvolte nel progetto provengono da diversi paesi dell’Europa, del Medio Oriente e dell’Africa, vivono a Palermo per scelta e qui hanno costruito la loro storia contribuendo, attivamente, alla vita sociale e culturale della città, sono individui perfettamente inclusi, sono e si sentono incluse.

Di seguito, il contributo scritto di Iole agli atti del Convegno.

Da due milioni di anni, la mobilità caratterizza la storia dell’uomo, la migrazione è un fattore strumentale che ha permesso e garantito l’evoluzione del genere umano: l’andamento degli spostamenti non è costante, certamente però dipende dalle necessità di un singolo e/o dei gruppi di esseri umani e, soprattutto in questi ultimi secoli, dalle scelte politiche che sono messe in atto dai paesi che si trovano al centro dei flussi migratori.
L’inizio del XXI secolo è segnato da alcuni picchi di spostamenti di milioni di persone che necessitano di muoversi ogni anno: i fattori di spinta e di attrazione sono, fondamentalmente, legati alla ricerca di un benessere psicofisico che il paese o la città originari non possono garantire.
Ogni anno migliaia di persone lascia la Sicilia, tra il 2017 e il 2018 secondo i dati Istat si sono registrati oltre 11.000 trasferimenti di residenza verso il Nord di Italia o paesi stranieri [1]: il 42% dei migranti sono di sesso femminile, il 35% di queste donne sono laureate [2]. L’alta percentuale di presenze femminili che emigrano, si registra anche nell’immigrazione sul resto del territorio italiano. Le origini delle donne che giungono in Italia sono per lo più europee (58%), il 17,6% proviene da paesi asiatici e il 15,8% sono africane, tra queste il 15% richiede la protezione internazionale [3]. Queste percentuali sono in linea, altresì, con quelle internazionali, raggiungendo il 48% dei flussi, tanto da poter parlare di femminilizzazione delle migrazioni [4], anche in quegli spostamenti che includono la lunga distanza e sono sempre più numerose le donne che migrano da sole: nei paesi sviluppati costituiscono il 51,6% dei flussi e il 43% in quelli in via di sviluppo [5]. Indipendentemente dalla presenza maschile, le donne che migrano lo fanno per desiderio di emancipazione, per la forte volontà di migliorare la propria posizione economica e sociale, non mancano i casi in cui fuggono da situazioni pericolose [6].
In controtendenza all’emigrazione di Siciliani, è la presenza di stranieri che scelgono la Sicilia come luogo in cui fermarsi e porre le proprie radici; nel 2018 la regione siciliana si è attestata al primo posto, fra le isole italiane, per maggiore presenza di popolazione straniera regolarmente soggiornante: il 39,3%, su 193.014 stranieri, sono donne [7]. Tra le città siciliane, Palermo è quella con una maggiore attestazione di stranieri [8].
In relazione a quanto sopra scritto e al ruolo rilevante delle donne all’interno delle dinamiche migratorie, si è pensato di indagare la migrazione femminile a Palermo ponendo al centro della ricerca le storie che parlano di inclusione, titolo stesso del progetto. Il termine inclusione, in ambito scientifico, serve a indicare l’azione di includere, inserire un elemento in un insieme, in ambito sociale indica l’appartenenza di un individuo a un gruppo di persone, all’interno del quale la condivisione contribuisce alla crescita di ogni singolo elemento del gruppo stesso. La scelta di narrare le storie di Palermo è legata sia alla storia pluristratificata della città sia ad alcune scelte prese in ambito sociale dalla pubblica amministrazione cittadina.
La storia del capoluogo siciliano è caratterizzata dalla presenza di differenti gruppi umani che hanno convissuto nell’assoluto rispetto delle culture originarie, proprio per queste ragioni Palermo è considerata città accogliente, caratteristica che si cela anche nell’antico toponimo Panormos, dal greco p£n Òrmoj – tutto porto, peculiarità resa maggiormente evidente nell’area in cui sono i resti di quell’antico approdo perché dedicata, dal 2017, alla migrazione [9]. Oltre alla storia, come sopra accennato anche le politiche sociali della pubblica amministrazione di Palermo sono legate alla mobilità umana internazionale, tanto che nel mese di marzo del 2015 si è tenuto un convegno dal titolo Io sono persona. Dalla migrazione come sofferenza alla mobilità come diritto umano, al cui termine è stata firmata la cosiddetta Carta di Palermo, una dichiarazione di intenti riguardo ai temi dell’integrazione e del diritto alla mobilità internazionale [10]: «la mobilità umana costituisce un fattore strutturale della nostra società e non una questione di sicurezza».
Le videointerviste e le fotografie, parte del progetto, sono state raccolte all’interno delle abitazioni delle protagoniste, con l’intento di registrare i racconti delle loro vite alla ricerca dello spirito dei luoghi che portano con loro negli oggetti, nei ricordi, nelle tradizioni e nelle parole, in modo da evidenziare come questi racconti individuali possano diventare corali, perché non riguardano più una singola persona ma tutta l’umanità. Le risposte alle domande loro poste indagano il loro vissuto passato e presente, sono una sorta di anatomia delle loro vite e delle loro emozioni e aprono scenari incredibili, perché dietro la scelta di migrare c’è sempre una storia, dolorosa o felice, che si lega a quanto è vissuto nel luogo che si sceglie per ricominciare una nuova storia, fatta di speranze e realtà: questo fa di Inclusione un’indagine che dal visibile arriva all’invisibile.
Di speranza sono le storie di Iwona K. e Nilel G., la prima di origine polacca a Palermo da 30 anni, la seconda venezuelana in Sicilia da due anni, ma in Italia da un decennio. Iwona è una neonatologa, lavora da decenni all’interno del reparto di terapia intensiva neonatale di un ospedale, qui ha fondato la Banca del latte umano donato, mettendosi in rete con le altre presenti sul territorio italiano, è la prima in Sicilia e opera affinché altre ne vengano aperte, obiettivo al quale lavora collaborando con i genitori che incontra lungo il suo percorso e che hanno i propri figli ricoverati in attesa di poter lasciare la terapia intensiva. Nilel nel suo paese originario, abbandonato con la madre e il padre per la pessima situazione politico sociale, ha lasciato un sogno che vorrebbe realizzare a Palermo, dove sente di aver finalmente trovato casa: riuscire ad avviare un’attività legata all’agricoltura biodinamica.
«Palermo è cambiata tanto, l’ho vissuto questo cambiamento, Palermo con tutti i contrasti che presenta, con tutte le culture che ha, è una città che non smetti mai di scoprire, ancora oggi mi stupisco di quel che si riesce a scoprire», sono le parole di Annette L., originaria della Germania e in Sicilia da 30 anni perché qui ha incontrato suo marito. A Palermo, Annette oltre dieci anni fa ha fondato un’associazione di genitori interessati alla vita sociale e culturale dei bambini, sono organizzate attività ed eventi per migliorare la vita dei più piccoli sfruttando le possibilità offerte dal territorio e collaborando con altre realtà palermitane, al fine di valorizzare i diversi contesti cittadini. Contribuiscono alla cultura sempre dei più piccoli anche Benedicta B., Jerusa B.e Lydia A., rispettivamente a Palermo da cinque, da trentasette e da sei anni. Jerusa è originaria di Capoverde, è una cantante che per la scrittura delle sue canzoni si ispira al repertorio tradizionale siciliano e capoverdiano e si dedica all’insegnamento di musica e canto in una scuola materna, Lydia, ucraina, insegna euritmia in una scuola che segue la pedagogia Waldorf, infine Benedicta, tedesca, che tiene per i più piccoli un laboratorio di teatro creativo in lingua inglese.
La cifra del progetto Inclusione è, dunque, la volontà di contribuire allo sviluppo di una maggiore consapevolezza e partecipazione civica informata che possa garantire il progresso di comunità inclusive e accoglienti. Oggi più di sempre, facilitare e agevolare il successo dell’inclusione è un imperativo democratico e anche demografico, il raccontare le storie delle donne migranti attraverso le immagini e le videointerviste permette di avvicinarsi ad alcune realtà molto complesse.
Concludo con una delle frasi preferite da Mandana A., odontotecnico di origini iraniane e a Palermo dal 1989: «La mia città è dove poggio i miei piedi».

Bibliografia
AA.VV., V rapporto migrazioni in Sicilia 2017, in Mimesis 2018.
Marta Capesciotti, a cura di, Quante sono e da dove vengono le migranti, in InGenere, Sabrina Marchetti, La migrazione fa bene alle donne?, in InGenere, 23/06/2017.
Mara Tognetti, Donne e processi migratori tra continuità e cambiamento, in ParadoXa, anno X n.3, luglio/settembre 2016, pp. 69-88.
Sitografia
www4.istat.it
www.integrazionemigranti.gov.it

[1] Nel decennio compreso tra il 1999 e il 2008, 428.000 Italiani hanno acquisito la residenza all’estero, di cui 8.500 laureati, le mete preferite sono la Gran Bretagna, la Francia, la Svizzera e la Germania. Dati desunti da www4.istat.it; Fuga dalla Sicilia: “Nel 2017 in 10.000 si sono trasferiti al Nord e all’estero”, da PalermoToday del 01/01/2018; Il rapporto Istat sull’immigrazione: più italiani emigrati, meno arrivi dall’Africa, da La Repubblica del 16/12/2019.
[2] www4.istat.it.
[3] Capesciotti 2018.
[4] Marchetti 2017.
[5] Tognetti 2016, p. 69.
[6] Id., vd. infra, no.4 (Marchetti 2017).
Il 66% si ricongiunge con la famiglia, il 51,1% ricerca una migliore posizione lavorativa, il 10,8% si sposta per gli studi e il 20% per motivi umanitari (Capesciotti 2018).
[7] www.integrazionemigranti.gov.it.
[8] Dal V Rapporto migrazioni in Sicilia 2017, in Mimesis.
[9] Lungo il porto da diporto e turistico palermitano, nell’ottobre del 2017, sono state poste delle lastre toponomastiche con su scritto “Lungomare delle migrazioni” in otto differenti lingue (italiano, inglese, francese, spagnolo, arabo, ebraico, tamil e cinese) con dei QR code contenenti informazioni storiche sull’approdo più antico della città. Tra gli altri, Palermo: la Cala diventa il Lungomare delle migrazioni, di Giada Lo Porto, La Repubblica, 04/10/2017.
[10] Alla Carta di Palermo ha anche aderito il comune di Torino nel 2018 – Silvio Lavalle, Migrazioni: il comune aderisce alla Carta di Palermo, in CittAgorà – periodico del Consiglio comunale di Torino, 09/04/2018.

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